Una donna controlla la risposta dell'intelligenza artificiale a un quesito medico nel chiuso della sua abitazione

C’è una storia, accaduta di recente, che vale la pena tenere a mente. Tre ragazzi entusiasti ma inesperti hanno deciso di salire sul Monte Shasta, in California, oltre i quattromila metri. Avevano organizzato l’escursione chiedendo a un’intelligenza artificiale quale sentiero seguire, quale attrezzatura portare e quanto tempo sarebbe servito, e lei aveva risposto con quel tono sicuro e ordinato di chi sembra sapere. Ma non sapeva nulla di quella montagna reale: i tempi e le difficoltà erano sottostimati, i rifornimenti consigliati insufficienti. La salita si trasformò in una disavventura, conclusa solo grazie all’intervento del soccorso.

Puoi leggere la storia completa sul sito del Corriere della Sera: Bloccati in montagna, tre ragazzi soccorsi e salvati: avevamo organizzato l’escursione con l’AI di Gemini

È un episodio lontano dal mondo delle cardiomiopatie, ma racconta qualcosa che riguarda da vicino chi convive con una malattia del cuore. Perché oggi, davanti a un dubbio sulla propria condizione, in molti fanno lo stesso gesto degli escursionisti: lo chiedono a un’intelligenza artificiale.

Cercare una spiegazione con l’IA è spesso utile

Hai ritirato un referto pieno di sigle che non conosci, oppure ti è venuta una domanda la sera, quando l’ambulatorio è chiuso. Aprire ChatGPT, Gemini o un altro assistente e ricevere una spiegazione in parole semplici, in pochi secondi, è comodo e comprensibile. E può essere davvero utile: per capire un termine medico, per arrivare più preparato alla visita, per mettere a fuoco le domande da fare al cardiologo. Non c’è nulla di sbagliato in questo.

Il punto debole è che risponde sempre, anche quando non sa

Il problema nasce quando quella risposta viene presa come una decisione. Un’intelligenza artificiale non esita mai: fornisce sempre un numero, un consiglio, una spiegazione, anche quando non ha gli elementi per farlo. Non ragiona sulla verità, ma sulla probabilità delle parole; può basarsi su informazioni non aggiornate, e in alcuni casi può persino costruire dati o riferimenti che sembrano credibili ma non esistono. Ed è estremamente persuasiva, sono stati fatti molti studi in questo senso e tutti convergono sul medesimo risultato: le risposte di una intelligenza artificiale riescono a convincere più e meglio di un esperto umano.

Tuttavia, come per quella montagna, il modello non vede il terreno reale. E il terreno reale, per un paziente, è la sua storia clinica: il tipo di cardiomiopatia, gli esami, i farmaci che assume, la familiarità, gli eventuali dispositivi impiantati. Un amico esperto, di fronte a una domanda difficile, risponderebbe “dipende, dipende dalla tua situazione”. L’intelligenza artificiale, quasi sempre, dà comunque una risposta netta. E noi tendiamo a scambiare quella sicurezza per competenza, quando spesso è solo il modo in cui la frase è costruita.

Un’intelligenza artificiale non esita, può basarsi su informazioni non aggiornate, e può persino costruire dati o riferimenti che sembrano credibili ma non esistono.

La seconda fonte per te è il cardiologo

Chi è andato in montagna non ha sbagliato a usare l’intelligenza artificiale. Ha sbagliato a non verificare, a non chiedere ad una seconda fonte prima di mettersi in cammino o, meglio, a cercare qualcuno che aveva già fatto quel percorso. Per un paziente con cardiomiopatia vale lo stesso principio, con una differenza importante: la seconda fonte non è un altro sito, e non è un altro assistente digitale. Sono il tuo cardiologo e il medico di riferimento le uniche persone che conoscono la tua storia e possono interpretare sintomi ed esami all’interno del tuo percorso.

Per questo l’intelligenza artificiale, in ambito di salute, è uno strumento per comprendere, non per decidere. Usala pure per farti spiegare una parola difficile o per prepararti alle domande da porre in visita, ma le scelte che riguardano la tua terapia, i tuoi controlli, la tua sicurezza restano una conversazione tra te e chi ti cura. E qualche accortezza in più ti può aiutare: verifica sempre le informazioni importanti, evita di inserire dati personali e sensibili, e ricorda che le risposte che leggerai non sono altro che indicazioni fornite da una macchina.

L’ascolto e la condivisione di esperienze

C’è infine una cosa che nessuna intelligenza artificiale può dare: la comprensione di chi è passato di lì davvero. Una macchina può spiegarti che cos’è una cardiomiopatia, ma non è umana e non può rassicurarti davvero, né accompagnarti nei momenti di ansia o di dubbio. Per quello ci sono le persone. Il primo riferimento resta sempre il tuo cardiologo per gli aspetti clinici; e se senti il bisogno di parlare di ciò che provi, il servizio Cuori in Ascolto di AICARM può aiutare te e anche i tuoi familiari.

Questo testo è stato elaborato con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale per ottimizzarne la struttura e la leggibilità. I contenuti, le informazioni e le fonti sono stati revisionati, verificati e approvati da un team di professionisti qualificati, con specifiche competenze medico-scientifiche e redazionali, prima della pubblicazione.

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