
“Posso ancora fare sport?” È una delle domande più frequenti che i pazienti con cardiomiopatia ipertrofica portano al proprio cardiologo. E spesso la risposta che si aspettano — o che temono — è un no deciso. La buona notizia è che le cose stanno cambiando, e in meglio. Le nuove raccomandazioni europee sull’attività fisica nella cardiomiopatia ipertrofica, discusse dal Prof. Michael Papadakis nel corso di un episodio di ESC TV Today, offrono un quadro molto più articolato e incoraggiante rispetto al passato.
Una prescrizione, non un divieto
Il punto di partenza delle nuove raccomandazioni è chiaro: ogni paziente con cardiomiopatia ipertrofica dovrebbe ricevere una prescrizione dell’esercizio fisico. Non un foglio con un elenco di cose da non fare, ma un programma costruito su misura, che tenga conto della situazione clinica individuale, dei sintomi, della storia familiare e del profilo di rischio della persona.
Il riferimento minimo, sottolinea il Prof. Papadakis, sono le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’attività fisica settimanale. Derogarvi al ribasso — cioè fare meno di quanto indicato — richiede una ragione clinica precisa e documentata. In assenza di controindicazioni specifiche, il movimento non solo è consentito: è parte integrante della cura.
Cosa è cambiato rispetto al passato
Per anni l’approccio dominante nei confronti dei pazienti con cardiomiopatia ipertrofica è stato di tipo prudenziale, spesso orientato alla restrizione. Le nuove linee guida europee del 2020, spiega il Prof. Papadakis, segnano un cambiamento significativo: si passa da un approccio paternalistico — in cui era il medico a decidere per il paziente — a un modello di decisione condivisa, in cui il paziente viene informato dei benefici e dei rischi e partecipa attivamente alla scelta.
A sostenere questo cambiamento ci sono anche nuove evidenze scientifiche, inclusi studi osservazionali e un trial clinico pubblicato sull’European Heart Journal, che hanno mostrato come i pazienti con cardiomiopatia ipertrofica traggano benefici concreti dall’esercizio fisico, anche a intensità più elevate, senza un aumento del rischio di aritmie o di arresto cardiaco.
La valutazione individuale è il punto di partenza
Nessuna indicazione sull’attività fisica può prescindere da una valutazione cardiologica completa. Questa comprende l’elettrocardiogramma, l’ecocardiogramma — l’ecografia del cuore — e, nei casi più complessi, la risonanza magnetica cardiaca, che permette di visualizzare con precisione la struttura del muscolo cardiaco. Il test da sforzo massimale, ed in particolare il test cardiorespiratorio è particolarmente importante: consente al cardiologo di valutare come il cuore risponde all’esercizio e di definire i limiti di intensità entro cui muoversi in sicurezza, inclusa la frequenza cardiaca massima da non superare.
Sulla base di questa valutazione, il cardiologo può costruire un programma personalizzato, che va adattato nel tempo al variare della situazione clinica.
Quando serve uno specialista
Non tutti i casi richiedono il riferimento immediato a un centro specializzato in cardiomiopatie. Tuttavia, ci sono situazioni in cui è importante che il paziente venga valutato da un cardiologo esperto in questo campo: quando i sintomi sono difficili da controllare, quando il profilo di rischio aritmico è più elevato, o quando la valutazione diagnostica lascia zone di incertezza che richiedono competenze specifiche.
In questi casi, consultare un centro di riferimento per le cardiomiopatie — o discutere il caso nell’ambito di un gruppo multidisciplinare — garantisce al paziente la valutazione più accurata possibile e al medico il supporto necessario per prendere le decisioni migliori.
Anche i farmaci contano
Un aspetto spesso trascurato riguarda il rapporto tra terapia farmacologica e attività fisica. I farmaci tradizionalmente utilizzati nella cardiomiopatia ipertrofica — come i betabloccanti e i calcioantagonisti — possono influenzare la capacità di sforzo e la percezione dell’esercizio. È quindi importante che il cardiologo tenga conto di questo aspetto nella prescrizione dell’attività fisica e nella gestione complessiva della terapia.
Il movimento non solo è consentito: è parte integrante della cura
Il passo più importante: parlare con il proprio cardiologo
Il messaggio centrale che emerge da questa intervista è semplice e incoraggiante: muoversi è possibile, e spesso è importante. Ma ogni programma di attività fisica deve nascere da un confronto aperto con l’esperto, che conosce la storia clinica del paziente e può indicare il percorso più adatto, in base anche alle raccomandazioni per la prescrizione dell’esercizio fisico nei pazienti con Cardiomiopatia, pubblicate nel 2025.
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Fonte:1) ESC TV Today, episodio 4 — Intervista al Prof. Michael Papadakis, cardiologo, past president dell’Associazione Europea di Cardiologia Preventiva (EAPC), consulente per diverse organizzazioni sportive nel Regno Unito.
Fonte 2) “Flavio D’Ascenzi, Luna Cavigli, Franco Cecchi,Domenico Corrado, Gianfranco Sinagra, Alessandro Zorzi “Cardiomiopatie” in “Prescrizione dell’Esercizio Fisico in ambito Cardiologico” pag 164-179 , Edizioni Cesi 2025









