Una paziente e un cardiologo e l'IA

Hai ritirato un referto e, tra sigle e termini che non conosci, non capisci bene cosa dica. Fino a qualche anno fa avresti aperto Google, fatto una ricerca e ricevuto una lista di riferimenti; oggi, molto probabilmente, lo domandi a una IA generativa (ChatGPT, Claude, Gemini…) e in pochi secondi ottieni una spiegazione in parole semplici. È un gesto ormai naturale per milioni di persone, e proprio per questo vale la pena capire come usare bene questi strumenti.

È cambiato il modo di cercare

L’intelligenza artificiale è ormai una realtà che usiamo tutti. E ha cambiato il modo in cui cerchiamo: prima un motore di ricerca ci restituiva un elenco di pagine, e stava a noi sceglierle e confrontarle; oggi una IA generativa ci dà una sola risposta, scritta in un linguaggio così naturale che tendiamo a fidarci di più. È comodo, ma anche più insidioso, perché sparisce quel confronto tra fonti diverse che prima facevamo quasi senza accorgercene.

A cosa può servirti

Usata bene, l’IA generativa è un ottimo strumento per capire. Puoi chiederle di:

  • spiegarti in parole semplici un termine medico che non conosci, per esempio cosa indica la “frazione di eiezione”;
  • riassumere le informazioni generali su una condizione, tua o di un familiare;
  • aiutarti a preparare la visita, suggerendoti le domande da porre al cardiologo o al medico di base.

Una cautela importante. Un conto è farsi spiegare un singolo termine; un altro è chiedere all’IA di interpretare un intero referto. L’IA non conosce la tua storia clinica: un valore che nel tuo caso è normale o atteso può esserti presentato come preoccupante, generando ansia del tutto inutile. La lettura del referto nel suo insieme spetta al medico che ti ha in cura.

Arrivare in ambulatorio con le idee più chiare rende il dialogo con il medico più consapevole: non sostituisce la visita, la rende migliore. Inoltre, un paziente che arriva preparato libera tempo al medico, che potrà dedicarne di più a spiegarti la cura e le cose che contano davvero.

Perché non affidarle le decisioni

Questo è il confine da non superare: l’IA serve a comprendere, il medico serve a curare. Chiederle come curarsi è sbagliato, ed è più rischioso che chiederlo con Google, proprio perché è più facile crederle. I motivi sono concreti:

  • Non ha un concetto di verità: ragiona per probabilità e può sembrare sicurissima anche quando sbaglia.
  • Può essere datata: è addestrata su informazioni del passato, non sempre aggiornate alle ultime ricerche.
  • Può riflettere i limiti della ricerca scientifica: storicamente, negli studi clinici, le donne e le persone anziane sono state meno rappresentate, e un’IA che impara da quei dati può risultare meno accurata proprio per loro. È un divario che la medicina di genere sta cominciando a colmare: un tema su cui anche AICARM è impegnata (vedi Il cuore delle donne).
  • Può inventare: a volte cita fonti o dati dall’aspetto credibile ma inesistenti: è il fenomeno delle “allucinazioni”. È già accaduto che un sistema dichiarasse approvato un prodotto che in realtà nessuno aveva approvato.
  • Non conosce te: non sa nulla della tua storia clinica né dei farmaci che assumi, quindi resta sul generico e non ti spiega il perché di una risposta, cosa che il medico invece fa.

E c’è un limite che conta più di tutti: l’IA può spiegarti cos’è una cardiomiopatia, ma non può darti un sostegno umano, quello che nasce dal confronto con altri pazienti che stanno vivendo la tua stessa esperienza. Quel sostegno lo trovi solo rivolgendoti a chi c’è davvero, per esempio a Cuori in Ascolto di AICARM.

Come porre una buona domanda

Una buona risposta nasce da una buona domanda. Con l’IA generativa vale una regola semplice: più la domanda è ben posta, più la risposta è utile e calibrata sul caso di tuo interesse. Tre accorgimenti aiutano:

    • Assegnale un ruolo: dille come vuoi che ti risponda, così adotta il tono e il punto di vista giusti.
    • Dalle un contesto: spiega la tua situazione in termini generali, perché la risposta non resti vaga.

Fai una richiesta chiara, una alla volta: una domanda precisa ottiene una risposta precisa; troppe cose insieme confondono.

Un esempio che mette insieme le tre cose:

«Comportati come un cardiologo empatico, che usa un linguaggio semplice e mi aiuta a partecipare alle decisioni sulla mia salute. Ho una cardiomiopatia ipertrofica, prendo un beta-bloccante e ho circa 55 anni: spiegami in parole semplici cosa significa una frazione di eiezione del 45% e quali domande potrei portare alla prossima visita.»

C’è però un’attenzione da tenere sempre presente, e riguarda la tua privacy: dare un contesto non vuol dire dare la tua identità. Come farlo in modo sicuro, lo vediamo qui sotto.

Come usare l’IA generativa in sicurezza

Bastano poche regole per rendere l’IA un’alleata sicura:

  • Distingui contesto e identità: puoi fornire informazioni cliniche generali (una diagnosi, un farmaco, un’età indicativa) per ottenere risposte più pertinenti; ma non inserire mai dati che ti identificano: nome e cognome, data di nascita, codice fiscale, il nome del tuo medico o dell’ospedale, il referto con la sua intestazione. Dai all’IA ciò che le serve per capire, non ciò che dice chi sei, e trattala come uno spazio pubblico
  • Verifica ciò che conta: le informazioni importanti confermale sempre con una fonte fidata: il tuo medico, il sito di AICARM o un volontario di Cuori in Ascolto. Chiedi pure all’IA le sue fonti, ma controllale comunque.
  • Usala per capire, non per decidere, e non temere di mettere in dubbio le sue risposte.
  • Disattiva l’uso dei tuoi dati per l’addestramento: molti servizi utilizzano le conversazioni per “allenare” il sistema. Spesso puoi disattivarlo nelle impostazioni, ma questa opzione a volte è riservata alle versioni a pagamento e nei servizi gratuiti può mancare: controlla nel servizio che usi.

In conclusione

L’intelligenza artificiale è un ottimo strumento per capire di più e prepararti meglio: un referto, una parola difficile, le domande da portare in ambulatorio. Ma le decisioni sulla tua salute sono un’altra cosa: per quelle il primo riferimento è sempre il tuo cardiologo.

E se hai bisogno di parlarne con qualcuno, il servizio Cuori in Ascolto è a tua disposizione allo 055 06 20 178: una voce umana, che l’IA non potrà mai sostituire. Ogni informazione su aicarm.it.

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