
Professor Pieroni, quest’anno il corso di perfezionamento sulle cardiomiopatie è diventato un Master universitario di secondo livello. Quali sono le principali novità?
La trasformazione in Master rappresenta un passaggio importante perché consente ai partecipanti di conseguire un titolo universitario riconosciuto, spendibile anche nei concorsi e nel proprio percorso professionale. Una delle caratteristiche più significative del nostro programma è la scelta di affrontare insieme le cardiomiopatie dell’adulto e quelle dell’età pediatrica: una peculiarità che distingue questo Master dagli altri percorsi formativi dedicati a queste patologie. Le cardiomiopatie che si manifestano durante l’infanzia possono infatti avere caratteristiche differenti rispetto a quelle dell’adulto. La stessa cardiomiopatia ipertrofica, quando esordisce in età pediatrica, può presentare un decorso e una prognosi diversi. Esistono poi forme specifiche dell’infanzia, le cosiddette cardiomiopatie sindromiche, nelle quali il coinvolgimento cardiaco si inserisce nel quadro di malattie genetiche che interessano anche altri organi e apparati, come il sistema nervoso centrale, l’apparato muscolo-scheletrico, il fegato o il metabolismo. In alcuni casi si tratta di cardiomiopatie metaboliche, caratterizzate dall’accumulo di determinate sostanze nelle cellule cardiache, che portano poi all’ipertrofia o alla disfunzione.
«La scelta di affrontare insieme le cardiomiopatie dell’adulto e quelle dell’età pediatrica: una peculiarità che distingue questo Master dagli altri percorsi formativi…»
Come è organizzato il percorso formativo e quali competenze vengono approfondite?
Il Master è articolato in moduli che si svolgono dal giovedì pomeriggio al sabato mattina, ciascun modulo è dedicato a una specifica cardiomiopatia, a un gruppo di patologie oppure a un aspetto trasversale particolarmente rilevante per la diagnosi e il trattamento. Abbiamo, per esempio, un modulo interamente dedicato alla genetica, nel quale intervengono anche genetisti che, attraverso lezioni e presentazioni di casi clinici, spiegano quando e come effettuare un test genetico, come interpretarne i risultati e quali conseguenze questi possano avere sulle decisioni cliniche. Altri moduli affrontano le aritmie, le tecniche di imaging cardiaco e le diverse cardiomiopatie classificate in base al fenotipo, come quello ipertrofico o dilatativo. Le lezioni sono tenute da noi responsabili del Master, dai fellow e dai borsisti che partecipano all’attività della nostra Unità Cardiomiopatie, ma anche da numerosi docenti esterni, scelti tra i maggiori esperti nazionali e internazionali dei singoli argomenti. Questo ci permette di offrire una formazione di alto livello, che i partecipanti possono trasferire direttamente nella loro pratica clinica.
A chi si rivolge il Master? E quale risposta avete avuto in termini di partecipazione?
Il Master è rivolto a specialisti in cardiologia e in medicina dello sport, vi partecipano sia giovani medici sia colleghi con una maggiore esperienza professionale che desiderano approfondire le proprie competenze in questo campo. La presenza di medici dello sport è particolarmente significativa, perché le cardiomiopatie hanno implicazioni importanti anche per l’idoneità all’attività sportiva, soprattutto agonistica, sono patologie che possono interessare persone giovani, anche impegnate regolarmente nello sport. L’interesse è sempre stato molto alto, già nelle precedenti edizioni del corso di perfezionamento: riceviamo generalmente tra le 60 e le 70 domande per circa 30 posti disponibili. L’accesso, una volta verificati i requisiti di specializzazione, avviene in ordine di iscrizione, fino all’esaurimento dei posti. Il Master è a pagamento, ma questo non sembra rappresentare un ostacolo alla partecipazione, e il riscontro dei colleghi è molto positivo.
Da quali territori provengono i partecipanti?
La distribuzione geografica è molto ampia: abbiamo medici che arrivano da tutta Italia, dal Veneto alla Sicilia, dalla Basilicata alla Lombardia, diversi partecipanti anche da Milano. Siamo particolarmente soddisfatti di questa dimensione nazionale, perché uno dei nostri obiettivi è proprio diffondere le competenze sulle cardiomiopatie nei diversi territori. Alcuni partecipanti lavorano già in centri che dispongono di ambulatori dedicati, altri intendono avviarne di nuovi nelle strutture in cui operano. Il Master può quindi contribuire non soltanto alla crescita professionale dei singoli specialisti, ma anche allo sviluppo di nuovi servizi per i pazienti.
Oltre alle lezioni, il Master offre anche la possibilità di conoscere direttamente l’attività clinica dell’Unità Cardiomiopatie di Careggi. Come funziona questa esperienza?
Durante il percorso, i partecipanti possono frequentare a turno la nostra Unità Cardiomiopatie e osservare direttamente il funzionamento dell’ambulatorio. È un’opportunità particolarmente utile per chi sta pensando di avviare un servizio analogo nella propria struttura: vedere come organizziamo l’attività, come affrontiamo i casi clinici e come gestiamo il percorso dei pazienti consente di confrontarsi con un modello operativo concreto. Naturalmente non esiste un modello perfetto, ma la nostra esperienza può rappresentare un riferimento da adattare alle diverse realtà territoriali.
«Vedere come organizziamo l’attività, come affrontiamo i casi clinici e come gestiamo il percorso dei pazienti consente di confrontarsi con un modello operativo concreto.»
Questa diffusione delle competenze può favorire anche la costruzione di una rete di collaborazione tra specialisti?
Assolutamente sì, tanto che uno degli aspetti più importanti è proprio il rapporto che si crea con i colleghi durante il Master e che continua anche dopo la conclusione del percorso formativo. Chi ha frequentato il Master mantiene un collegamento diretto con noi, quando si trova ad affrontare un caso particolarmente complesso, oppure desidera confrontarsi su una scelta diagnostica o terapeutica, può contattarci per discutere la situazione e chiedere un consiglio. Si crea così una rete di relazioni professionali che va oltre la durata delle lezioni e che può essere molto utile nella pratica clinica quotidiana. È anche un modo per far circolare conoscenze ed esperienze tra centri diversi.
Un altro elemento del percorso è il lavoro finale richiesto ai partecipanti, in che cosa consiste?
Al termine del Master i partecipanti devono realizzare un elaborato conclusivo, quest’anno abbiamo scelto di farli lavorare in gruppi, con una modalità che si è rivelata particolarmente interessante: abbiamo chiesto loro di individuare, all’interno degli argomenti affrontati durante il corso, ciò che ancora non conosciamo sufficientemente. In altre parole, dovevano mettere in evidenza le lacune nelle conoscenze scientifiche e identificare gli ambiti nei quali la ricerca dovrebbe concentrarsi per trovare nuove risposte. È stato un esercizio molto stimolante, perché ha richiesto ai partecipanti di andare oltre l’acquisizione delle conoscenze disponibili, sviluppando una riflessione critica sui problemi ancora aperti nello studio e nella cura delle cardiomiopatie».
«Si crea così una rete di relazioni professionali che va oltre la durata delle lezioni… È anche un modo per far circolare conoscenze ed esperienze tra centri diversi.»
Il Master si svolge prevalentemente in presenza. Perché avete scelto questa modalità?
Riteniamo che la presenza sia una componente essenziale del percorso formativo, non si tratta soltanto di seguire lezioni frontali, ma anche di avere occasioni di confronto diretto tra docenti e partecipanti. Molte discussioni interessanti nascono al di fuori delle lezioni, durante una pausa caffè o un pranzo, quando ci si può confrontare liberamente su un caso clinico, un’esperienza professionale o un problema incontrato nella propria attività. In circostanze eccezionali possiamo consentire di seguire qualche lezione da remoto, ma la modalità ordinaria resta quella in presenza, proprio per preservare questa dimensione di scambio e di relazione.
Guardando al futuro, pensate di aprire il Master anche a partecipanti provenienti dall’estero?
È una prospettiva che ci interessa molto, per il momento abbiamo una partecipazione nazionale, ma vorremmo progressivamente dare al Master una dimensione internazionale, accogliendo anche colleghi di altri Paesi e valutando la possibilità di organizzare alcuni moduli in lingua inglese. Del resto, sia io sia il professor Olivotto insegniamo già in un Master organizzato a Londra, al quale partecipano medici provenienti da tutta Europa e da altre parti del mondo. È un’esperienza che dimostra quanto sia importante il confronto internazionale in un settore specialistico come quello delle cardiomiopatie. L’obiettivo è far crescere anche il nostro Master in questa direzione, mantenendo la qualità scientifica e il forte legame con l’attività clinica che lo caratterizzano».











