Cari amici di AICARM,

“Chi salva una vita salva il mondo intero”. Ve la ricordate questa frase? È un po’ il succo di Schindler’s list, il famosissimo film di Steven Spielberg, uscito nelle sale nell’ormai lontano 1993. Si tratta di un antico aforisma, radicato nella cultura ebraica, che mi è tornato in mente leggendo la storia di Giulio salvato in un viale di Roma grazie all’intervento di Morena e Andrea. I soccorritori passavano di lì per caso ma sapevano come affrontare un arresto cardiaco con le tecniche della rianimazione cardiopolmonare (RCP).

Ho deciso di dedicare questo editoriale al tema della rianimazione cardiopolmonare, partendo da quello che giornalisticamente si può definire un fatto di cronaca, mosso da tre fattori: l’arresto cardiaco è una delle complicanze più drammatiche della cardiomiopatia (molto rara per fortuna); la diffusione della conoscenza delle manovre di rianimazione è sempre stata un nostro obiettivo prioritario; il lavoro da fare per diffondere in modo adeguato una cultura della RCP in Italia è ancora enorme malgrado l’impegno di tanti soggetti, soprattutto nell’ambito del volontariato.

Noi di AICARM vogliamo essere in prima fila in questo percorso. Il salvataggio della vita di Giulio ci riempie di gioia e ci offre anche l’occasione per puntualizzare e rendere esplicita la posizione dell’Associazione sul tema della formazione alla RCP.

Molto schematicamente il nostro impegno si concretizza nei seguenti modi. In primo luogo, AICARM organizza corsi RCP destinati ai familiari di pazienti affetti da cardiomiopatia. Ne abbiamo realizzati e ne realizziamo molti e in tante regioni Italiane, anche in occasione dei nostri corsi destinati al Paziente esperto. Centinaia di persone hanno così appreso cosa fare in caso di arresto cardiaco, come intervenire nei brevissimi e decisivi minuti successivi all’evento per salvare una vita e, così facendo, per salvare il mondo.

Ma questo non basta. Ecco allora il secondo punto della nostra piattaforma: AICARM appoggia tutte le iniziative di soggetti pubblici e privati finalizzate a diffondere la cultura e la pratica della RCP e quelle di istituzioni pubbliche, come la Regione Toscana, che ha di recente approvato, prima regione in Italia, una legge per la prevenzione della morte cardiaca improvvisa o come le iniziative di associazioni come Vittoria cardioprotetta che ha messo in atto una straordinaria esperienza a livello territoriale, o Progetto Vita nato a Piacenza grazie all’associazione Progetto Vita ODV. Si tratta di esperienze bellissime; AICARM ne condivide i principi con forza e convinzione.

Abbiamo anche la consapevolezza che è necessario, anzi indispensabile, un ulteriore salto di qualità se non vogliamo che il gesto di chi ha salvato la vita di Giulio resti una grande ma piccola storia che, come cantava Guccini non “merita nemmeno due colonne sul giornale “. Ed eccoci al terzo punto, forse il più importante: sollecitiamo un intervento istituzionale. AICARM chiede allo Stato italiano di fare ciò che fanno da tempo altri stati europei. Senza entrare nei dettagli siamo a conoscenza che esiste una direttiva europea del 2025 sulle patenti di guida che propone come obbligatoria la conoscenza del primo soccorso, inclusa la RCP, per tutti i nuovi patentati. Gli stati membri dell’Unione Europea avrebbero quattro anni di tempo per recepire la norma. Ecco, AICARM chiede che, per una volta, l’Italia non sia l’ultimo stato a dar corso alla direttiva. Certo si può fare di più e di meglio, inserendo la RCP come materia obbligatoria nelle scuole superiori e all’università. In Norvegia lo è dagli anni Sessanta del secolo scorso! In Francia dal 2016 e così via. E in Italia? In Italia c’è una legge del 2021 finalizzata a sostenere la diffusione sul territorio dei defibrillatori ad uso pubblico ed a promuovere la formazione dei soccorritori. Purtroppo dell’obbligo formativo per i candidati alla patente e per gli studenti, nessuna traccia.

Questi sono i cardini della piattaforma di AICARM che promuoveremo in tutte le sedi necessarie. “Chi salva una vita salva il mondo intero”. Noi ci crediamo, tante associazioni ci credono. Devono crederci di più anche lo Stato e le Regioni, cioè le Istituzioni che possono fare le buone leggi necessarie. Noi lavoreremo perché ciò accada.

Buona lettura

Prof. Franco Cecchi
Valerio Pelini
Presidente Aicarm

Leggi anche