La rianimazione cardiopolmonare è, nelle parole del Dott. Baldi, “un nome pomposo per semplici manovre salvavita da mettere in atto in caso di sospetto arresto cardiaco”. La parola chiave è sospetto: non è necessario essere certi che il cuore si sia fermato per intervenire. Se una persona non risponde e non respira normalmente, è il momento di agire.

Una domanda ricorre sempre nei corsi di formazione: e se sbaglio? E se la persona non è davvero in arresto cardiaco? La risposta è netta: non succede nulla. Le manovre non causano danni gravi a chi non ne ha bisogno. Al contrario, non intervenire su chi è in arresto cardiaco significa togliergli una possibilità concreta di sopravvivenza.

Comprimere il torace: perché funziona

Il cuore è una pompa con un sistema elettrico. Quando il sistema elettrico va in tilt, la pompa si ferma e il sangue smette di circolare. Le compressioni toraciche sostituiscono meccanicamente questa funzione: comprimendo al centro dello sterno si manda sangue in circolo, in primo luogo al cervello, l’organo che soffre per primo della mancanza di ossigeno.

Con le compressioni si riesce a produrre circa il 20-25% della normale quantita di sangue spinto dal cuore. Sembra poco, ma è sufficiente per mantenere ossigenato il cervello e guadagnare tempo prezioso, in attesa del defibrillatore o dei soccorsi avanzati. Senza compressioni, i danni cerebrali irreversibili iniziano dopo cinque-dieci minuti.

La tecnica è semplice: una mano sopra l’altra al centro del torace, braccia tese, si comprime forte e veloce — circa 100-120 volte al minuto. Un dettaglio utile per mantenere il ritmo giusto: l’inno d’Italia, Staying Alive dei Bee Gees e molte marce hanno un tempo di circa 100-110 battiti al minuto. Cantarle mentalmente aiuta a non perdere il ritmo.

Altrettanto importante è rilasciare completamente il torace tra una compressione e l’altra, permettendo al cuore di riempirsi di sangue prima della compressione successiva.

Il bocca a bocca: serve ancora?

Le ultime linee guida sono chiare: nei primi minuti di un arresto cardiaco, le compressioni toraciche sono la priorità assoluta. La ventilazione bocca a bocca può essere fatta se si è formati e se ci si sente di farla — ma se non si è sicuri, è meglio concentrarsi sulle compressioni senza interruzioni. Quando arrivano i soccorsi avanzati, subentrano strumenti e tecniche diverse.

Come comportarsi: la sequenza giusta

Quando una persona cade e non risponde, i passi sono questi: verificare la sicurezza della scena, avvicinarsi e scuotere la persona chiamandola per capire se è cosciente. Se non risponde, guardare se respira normalmente. Se il respiro è assente o anomalo, chiamare immediatamente il 112 e iniziare le compressioni toraciche. Recuperare il defibrillatore più vicino e usarlo appena disponibile.

Se invece la persona ha perso conoscenza ma respira normalmente, si tratta di una sincope: chiamare il 112 e posizionare la persona nella posizione laterale di sicurezza, controllando che continui a respirare.

Chi non è formato non deve temere di non sapere cosa fare: il 112 guida telefonicamente le manovre in attesa dei soccorsi.

“Se una persona non risponde e non respira normalmente, è il momento di agire.”

Il defibrillatore: uno strumento per tutti

Il DAE — defibrillatore automatico esterno — è progettato per essere usato da chiunque. Una volta acceso, guida l’utente con istruzioni vocali, analizza il ritmo cardiaco e decide autonomamente se e quando erogare la scarica. Non può fare danni: eroga la scarica solo se il cuore ne ha davvero bisogno. Nel frattempo le compressioni toraciche vanno continuate fino al momento in cui il defibrillatore chiede di fermarsi.

Una domanda comune riguarda i portatori di pacemaker o defibrillatore impiantabile: anche in questo caso il protocollo non cambia. In caso di arresto cardiaco, con la persona che non risponde o respira in maniera anomala senza coscienza, Le compressioni si fanno normalmente e il DAE esterno va utilizzato.

Da Robbio a Pavia: quando la formazione cambia una comunità

Il Dott. Baldi non si è limitato alla clinica. Ha raccontato una storia che inizia nel 2010, a Robbio — una piccola cittadina della Lomellina, in provincia di Pavia, insignita come capitale italiana del volontariato. È lì che, insieme ad alcuni amici, ha fondato Robbio nel Cuore, una delle prime associazioni in Italia a installare defibrillatori ad accesso pubblico.
Da quella realtà è nata nel 2013 Pavia nel Cuore, oggi un’associazione di oltre 120 volontari che copre tutta la provincia. Ogni anno circa 3.000-4.000 persone vengono formate alle manovre salvavita. Tutti i carabinieri della provincia — l’unico caso in Italia — hanno un defibrillatore in ogni auto e in ogni caserma. I progetti nelle scuole hanno formato migliaia di ragazzi, alcuni dei quali hanno poi salvato vite reali: genitori, compagni, sconosciuti.
L’episodio più recente, raccontato dal Dott. Baldi con evidente emozione, riguarda Matteo, 19 anni, salvato da un arresto cardiaco in palestra da compagni di basket che avevano imparato le manovre a scuola. La sua testimonianza, il giorno prima del webinar, ha portato alla firma di un protocollo d’intesa per estendere la formazione a tutti i collegi universitari di Pavia.

“Quando si sentono queste cose”, ha detto il Dott. Baldi, “io e tutti gli altri volontari che raccontiamo quanto sia importante, possiamo stare zitti.”

L’episodio più recente, raccontato dal Dott. Baldi con evidente emozione, riguarda Matteo, 19 anni, salvato da un arresto cardiaco in palestra da compagni di basket che avevano imparato le manovre a scuola.

Cosa può fare una famiglia con un paziente cardiomiopatico

Cosa può fare una famiglia con un paziente cardiomiopatico
Chi convive con una cardiomiopatia sa che il rischio di arresto cardiaco, in alcune forme della malattia, è più elevato rispetto alla popolazione generale. La risposta non è l’ansia, ma la preparazione: cercare un corso di RCP sul proprio territorio, portarci i familiari, imparare le manovre e ripeterle nel tempo.

AICARM organizza corsi di rianimazione cardiopolmonare in occasione dei propri eventi formativi. Per sapere quando si svolge il prossimo appuntamento, è possibile consultare il sito aicarm.it o contattare lo sportello Cuori in Ascolto.

Il riferimento resta sempre il cardiologo che segue il paziente: è lui che conosce la storia clinica individuale e può indicare il percorso più adatto a ciascuno.

Per informazioni, orientamento e supporto: sportello Cuori in Ascolto — 055 06 20 178 — info@aicarm.it — aicarm.it

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