
Chi convive con una cardiomiopatia sa che la propria condizione richiede attenzione, controlli regolari e una buona dose di consapevolezza. Ma c’è un aspetto che spesso si trascura, e che invece vale la pena affrontare con chiarezza: cosa fare se, in un momento inaspettato, il cuore di una persona cara smette di battere in modo efficace. Parliamo dell’arresto cardiaco.
Non è un pensiero su cui è bello soffermarsi. Eppure, è proprio in quei pochi minuti — i primi, i più preziosi — che si gioca tutto. Solitamente l’arresto cardiaco interessa una fascia di età medio alta, mentre si rileva che nei pazienti con cardiomiopatia si verifica in una fascia di età più giovane. I dati ufficiali riportano 1 caso ogni 1000 abitanti/anno (quindi circa 60.000 ogni anno in totale), ma circa 1.000 di queste avvengono in giovani di età inferiore ai 35 anni.
Una parte significativa di questi eventi avviene in presenza di familiari o conoscenti che, se formati, avrebbero potuto intervenire. È con questo spirito che AICARM propone questo articolo: non per preoccupare, ma per dare strumenti concreti. Perché conoscere i segnali di un arresto cardiaco e sapere cosa fare non richiede di essere medici: richiede informazioni giuste e il coraggio di agire.
Che cos’è l’arresto cardiaco improvviso?
L’arresto cardiaco improvviso si verifica quando il cuore sviluppa un ritmo anomalo e smette di pompare sangue in modo efficace. In pochi secondi la persona perde coscienza e non respira normalmente, oppure presenta un respiro anomalo detto gasping — un respiro affannoso e irregolare, molto diverso da quello normale. Senza un intervento immediato, la morte può sopraggiungere in pochi minuti. È una situazione di emergenza assoluta.
È la stessa cosa di un attacco cardiaco?
No. L’attacco cardiaco — tecnicamente chiamato infarto del miocardio — è dovuto all’ostruzione di una coronaria, il vaso che porta il sangue al muscolo cardiaco. I sintomi possono includere dolore al petto o irradiato a braccia e mandibola, difficoltà respiratoria, sudorazione fredda, nausea o vomito. Durante l’infarto il cuore continua generalmente a battere, ma se non trattato il danno può evolvere fino all’arresto cardiaco.
Come si riconosce una persona in arresto cardiaco?
I due segnali da riconoscere sono la perdita di coscienza e l’assenza di respiro normale.
La persona non risponde se chiamata a voce alta o stimolata fisicamente. Il torace non si muove, non si sente il respiro, oppure è presente un respiro anomalo e irregolare (il gasping).
I primi minuti sono i più preziosi: è lì che si gioca tutto.
Cosa bisogna fare?
La cosiddetta catena della sopravvivenza comprende quattro passaggi
- Riconoscere l’emergenza e chiamare subito il 112
- Iniziare rapidamente la rianimazione cardiopolmonare (RCP)
- Utilizzare il defibrillatore automatico esterno (DAE) appena disponibile
- Attendere l’intervento avanzato dei soccorritori del 112
I primi tre passaggi sono spesso affidati ai cittadini presenti sul luogo dell’evento: familiari, amici, passanti. Per questo la loro formazione, e l’estensione della formazione alla comunità tutta, è così preziosa.
Come si esegue la rianimazione cardiopolmonare (RCP)?
La RCP si basa sull’alternanza di compressioni toraciche e insufflazioni, con un ritmo di 30 compressioni e 2 insufflazioni ripetuto in cicli continui
Per le compressioni: individuare il centro dello sterno e premere con forza e ritmo costante, lasciando che il torace si sollevi completamente tra una compressione e l’altra.
Per le insufflazioni: iperestendere il capo (inclinare la testa all’indietro) della vittima sollevando il mento, chiudere le narici e soffiare aria controllando che il torace si sollevi.
La RCP va continuata senza interruzioni fino all’arrivo del 112 o fino a quando il defibrillatore esterno (DAE) non è pronto per l’analisi.
Perché il defibrillatore è così importante?
Molti arresti cardiaci sono causati da una grave aritmia chiamata fibrillazione ventricolare, che impedisce al cuore di pompare sangue in modo efficace. Il defibrillatore automatico esterno (DAE) interrompe questa aritmia con una scarica elettrica, permettendo al cuore di riprendere un ritmo regolare.
I DAE disponibili al pubblico sono progettati per essere usati da chiunque: guidano il soccorritore con istruzioni vocali passo dopo passo, analizzano autonomamente il ritmo cardiaco e si predispongono alla scarica solo se necessario. Non è possibile causare danni involontari: il dispositivo non eroga la scarica se non rileva un’aritmia da trattare.
Le fasi operative sono semplici: mettere in sicurezza la scena, accendere il DAE, posizionare gli elettrodi come indicato sulle immagini della confezione, seguire i comandi vocali.
I DAE disponibili al pubblico sono progettati per essere usati da chiunque
Quanto tempo abbiamo per intervenire?
Il tempo utile per un intervento salvavita è molto breve: ogni minuto che passa senza RCP riduce in modo significativo le probabilità di sopravvivenza. Senza alcun intervento, la mortalità in caso di arresto cardiaco è elevatissima
Dopo 4-6 minuti di arresto cardiaco senza RCP iniziano i danni cerebrali; dopo i 6 minuti danno cerebrale permanente; dopo 10 minuti senza RCP sopravviene la morte.
Per questo la presenza di persone formate accanto al paziente è così importante.
Cosa può fare la comunità?
Una delle strategie più efficaci è la diffusione dei programmi di defibrillazione, che prevedono la presenza di defibrillatori nei luoghi pubblici e negli ambienti frequentati, la formazione di cittadini, operatori, personale scolastico e la diffusione di corsi di supporto vitale di base e defibrillazione — noti con la sigla BLSD, dall’inglese Basic Life Support and Defibrillation — accessibili a tutti.
Una comunità preparata può davvero fare la differenza. E per la comunità di AICARM questo vale doppio.
“Conoscere i segnali di un arresto cardiaco e sapere cosa fare non richiede di essere medici: richiede informazioni giuste e il coraggio di agire.”
Impara a intervenire: i corsi RCP di AICARM
AICARM promuove la diffusione della cultura della cardioprotezione attraverso corsi pratici di rianimazione cardiopolmonare e utilizzo del defibrillatore, organizzati su tutto il territorio nazionale. Conoscere i segnali dell’emergenza, imparare le manovre di rianimazione e favorire la presenza dei defibrillatori nei luoghi di vita quotidiana sono azioni concrete che aumentano le possibilità di salvare una vita.









