I dati di un recente studio condotto negli Stati Uniti evidenziano criticità che, pur con le dovute differenze gestionali, riflettono molto da vicino l’esperienza dei pazienti nel contesto italiano: ritardi nella diagnosi di cardiomiopatia, accesso limitato agli esami fondamentali, alle innovazioni terapeutiche e la necessità di un coordinamento migliore tra i centri specialistici.

Elettrocardiogramma diagnosi di cardiomiopatia

Il Percorso Diagnostico: i Pilastri Fondamentali

È importante sottolineare che la diagnosi di una cardiomiopatia nasce nello studio del cardiologo. La medicina di precisione è un traguardo, ma la base rimane la diagnostica clinica tradizionale. Il percorso standard prevede solitamente:

  1. Valutazione dei sintomi (es. sincope, palpitazioni, affanno se si fanno sforzi, dolore toracico)  come primo campanello d’allarme, e della storia familiare (es. scompenso cardiaco o morte improvvisa in età giovanile nei familiari)
  2. Elettrocardiogramma (ECG): Il primo strumento per individuare anomalie evidenti, incluso aritmie o ritardi della conduzione elettrica  (es. blocco di branca sinistro)
  3. Ecocolordoppler cardiaco: necessario per valutare la struttura delle pareti del cuore, le dimensioni di atri e ventricoli, la funzione di pompa (sistolica e diastolica) ed i flussi intracardiaci attraverso le valvole (es. mitrale ed aortica)
  4. Risonanza Magnetica Cardiaca (RMN): Uno strumento fondamentale per caratterizzare il tessuto cardiaco ed identificare la presenza e la distribuzione della fibrosi, oltre a confermare il sospetto diagnostico

Solo dopo questi passaggi, il test genetico interviene come strumento complementare per identificare l’esistenza di una mutazione genetica in uno o più geni, e quindi stabilire con maggior precisione il tipo di cardiomiopatia, in modo da iniziare un percorso terapeutico più preciso, oltre a definire meglio il profilo di rischio in alcuni casi.

L’ostacolo dei tempi e delle diagnosi errate

Nonostante l’eccellenza di molti centri, il ritardo diagnostico resta un problema globale. Le fonti indicano che negli Stati Uniti tra il 30% e il 60% dei pazienti subisce ritardi significativi; nel caso della cardiomiopatia aritmogena, il tempo mediano per una diagnosi corretta può arrivare a 8 anni, con una media di quattro diagnosi errate. Questo tempo perso sottrae opportunità preziose per interventi precoci e modifiche dello stile di vita che potrebbero rallentare la progressione della malattia ed evitare eventi anche pericolosi per la vita, come alcune aritmie (es. tachicardia ventricolare) .

La Genetica: un valore aggiunto per la famiglia

Sebbene in Italia l’accesso ai test genetici non sia ancora uniforme e diffuso come le tecniche di imaging (Eco o RMN), il loro ruolo è fondamentale per due motivi principali:

  • Gestione personalizzata: Alcune mutazioni genetiche, come quelle nei geni Lamina AC (LMNA) o Filamina C (FLNC) possono essere associate ad un rischio maggiore di aritmie pericolose (tachicardia o fibrillazione ventricolare), e far considerare al cardiologo insieme al paziente l’opportunità di impiantare un defibrillatore sottocutaneo (S – ICD) o transvenoso (TV-ICD).
  • Protezione dei familiari: una risposta positiva all’analisi genetica, cioè l’identificazione di una variante patogenetica o probabilmente patogenetica nel paziente, permette di offrire la ricerca della stessa mutazione genetica ai familiari (figli in età adolescenziale, fratelli e sorelle, genitori). I parenti, già sottoposti a controllo strumentale (ECG/Eco), possono eseguire il test: chi è negativo può ridurre la periodicità dei controlli cardiologici, mentre chi è positivo iniziare un monitoraggio cardiologico periodico.

Ancora oggi solo una minoranza dei pazienti idonei accede a questi test.

Uno sguardo al futuro: consigli pratici per pazienti e familiari

La gestione delle cardiomiopatie si sta spostando verso una cura sempre più personalizzata che unisce tecnologia clinica e ricerca. Ecco alcuni suggerimenti pratici:

  1. Monitoraggio costante: Assicuratevi di eseguire regolarmente gli esami clinici di base (ECG, Ecocardiogramma) in presenza di sintomi o storia familiare positiva. Se alterati il cardiologo consiglierà gli ulteriori accertamenti.
  2. Se viene sospettata o diagnosticata una Cardiomiopatia: cercate di effettuare ulteriori accertamenti presso un Centro di riferimento di provata esperienza, anche attraverso le informazioni che possono essere fornite da AICARM.
  3. Il ruolo della famiglia: Se avete una diagnosi confermata, condividete le informazioni con i vostri parenti. La prevenzione inizia dalla conoscenza della storia familiare.
  4. Ricerca e Studi Clinici: Molti pazienti vorrebbero avere informazioni su nuove cure, ma solo pochi partecipano a studi clinici. Chiedete ad AICARM se esistono protocolli di ricerca o nuovi farmaci, adatti al vostro profilo.
  5. Fate rete: Partecipare attivamente alla vita dell’Associazione AICARM aiuta a colmare il vuoto informativo e a sentirsi meno soli in un percorso che può essere complesso, ma che oggi offre molte più risposte rispetto al passato.

(Nota: Le statistiche riportate derivano da studi americani pubblicati tra il 2023 e il 2026 e sono fornite a scopo educativo. Consultate sempre il vostro team medico per ogni decisione clinica).

Fonte: Cardiomyopathy: The Voice of the Patient – A White Paper from Genome Medical | January 2026

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