Il servizio di supporto psicologico “Cuori in ascolto” ha registrato un significativo aumento dell’attività nel 2025. Fino al primo settembre hanno contattato 199 persone diverse, un dato che proiettato sull’anno intero indica una crescita rispetto al 2024, quando gli utenti erano stati 213. Con una media di due colloqui per persona, il servizio ha già raggiunto quota 398 incontri a fine agosto, superando ampiamente l’obiettivo annuale di 350 previsto inizialmente. I numeri confermano il trend di crescita del servizio e l’aumento della domanda di supporto psicologico nel territorio.
La storia che segue rappresenta un esempio virtuoso di come il servizio si arricchisca grazie all’esperienza diretta dei pazienti. Marina Cacchionni, la giovane psicologa protagonista dell’intervista, dopo aver ricevuto supporto da “Cuori in ascolto” come paziente, ha scelto di diventare a sua volta volontaria del servizio. La sua doppia prospettiva – professionale e personale – offre un valore aggiunto unico ai pazienti che si rivolgono al servizio, mostrandoci come l’esperienza vissuta possa trasformarsi in risorsa per altri.
Ci racconti la tua storia e come è iniziato tutto?
Come hai vissuto questa decisione?
Ovviamente ho accettato anche se sentivo di non volerlo. Per me mettere il defibrillatore era un po’ una sconfitta. L’ho fatto più per le persone intorno a me, per farle stare serene, ma quello che desideravo era un farmaco, un’operazione che risolvesse il problema. Quindi ho iniziato sicuramente a soffrire un po’ anche dell’incapacità che avevo di riconoscere il defibrillatore come un salvavita – lo vivevo piuttosto come l’emblema della malattia. Ora la malattia è visibile fisicamente, la si vede anche da fuori, quindi mi sono trovata in una situazione psicologica difficile.
È in quel momento che hai incontrato Aicarm?
Che tipo di supporto hai ricevuto dall’Associazione?
A quel punto ho avuto i primi incontri con Marco come volontario, poi con Valerio che mi ha aiutato per la parte burocratica che poi è conseguente all’operazione ma nessuno ti dice, nemmeno all’ospedale. Quindi AICARM per me è stato proprio fonte di conoscenza e supporto emotivo. Poi mi sono interfacciata con Silvia che è l’avvocatessa e ho iniziato a sentirmi in una rete e quindi più al sicuro, nonostante la malattia, nonostante il defibrillatore e nonostante la paura dell’arresto cardiaco.
Hai avuto altre conseguenze oltre a quelle mediche?
Come è nata l’idea di offrire supporto psicologico?
Come si è sviluppata questa collaborazione?
Com’è l’esperienza di essere sia psicologa che paziente?
Nel momento in cui vengono a sapere da me che anch’io sono una paziente è come se ci fosse un “di più” nel rapporto psicologico, perché oltre che una psicologa sto dicendo loro che sono una paziente come loro e questo cambia molto il rapporto. È come se si velocizzasse tutto e la relazione si fa più intensa.
Come psicologa e paziente, quanto è importante l’aspetto psicologico nella malattia?
All’inizio c’è tanta paura, poi si fa l’operazione, si va avanti e si cambia. Come dico spesso anche ai pazienti: è la vita che vince sulla paura, e quindi quella voglia di vivere è adattamento, per cui si trovano strategie e si prosegue a fare quello che si faceva prima, con un’attenzione maggiore che non è altro che cura nei nostri confronti.
Cosa rappresenta per te questa esperienza?
Per me è davvero emozionante, è un’occasione guaritrice anche per me, quindi è vero che aiuto gli altri ma sta aiutando tanto me, quindi ha un duplice significato veramente profondo. Sono molto contenta. Per questo nella mia città sto cercando di fare degli eventi con i cardiologi per diffondere un po’ il “verbo” di AICARM, perché senza quel volantino io non avrei mai incontrato l’Associazione.









