Fibrillazione atriale
La Fibrillazione atriale (FA) è l’aritmia più frequente nei pazienti con Cardiomiopatia, favorita dalla eventuale dilatazione della cavità atriale sinistra (e talvolta anche destra) e dall’età del paziente. La FA è infatti più frequente nei soggetti con età superiore a 50 anni anche nella popolazione generale. Inizialmente si presenta in forma parossistica (cioè inizia e poi passa spontaneamente), ma per ripristinare il ritmo può essere necessario una terapia con farmaci antiaritmici, di solito per via endovenosa, oppure una Cardioversione elettrica (in anestesia di breve durata).
Oltre 20 anni fa venne scoperto che la Fibrillazione atriale poteva originare da una zona dell’atrio sinistro dove sboccano le vene polmonari (le vene che raccolgono il sangue passato attraverso i polmoni per ossigenarsi). E’ quindi allo sbocco delle vene polmonari che viene effettuata la procedura di ablazione. Talvolta deve essere ripetuta dopo alcuni mesi, se la FA recidiva.
I risultati sono di solito buoni, ma dipendono dall’età del paziente, dalla completezza dell’intervento e dalle dimensioni degli atri, in particolare il sinistro. Se è troppo dilatato la probabilità di successo diminuisce. In ogni caso alcuni pazienti necessitano ancora di farmaci antiaritmici ed anticoagulanti anche dopo l’ablazione.
Flutter atriale
Tachicardia parossistica sopraventricolare (TPSV)
Extrasistoli ventricolari
Tachicardia ventricolare sostenuta (TVS)
Questa aritmia è importante perché se la sua velocità è elevata, solitamente intorno a 200 battiti al minuto, determina dopo alcuni secondi la perdita di coscienza (sincope) e può degenerare in Fibrillazione Ventricolare (FV), e di conseguenza nell’arresto cardiocircolatorio. E’ uno dei meccanismi con cui i pazienti con Cardiomiopatia possono purtroppo morire improvvisamente, se non rianimati in tempo. Se è presente un Defibrillatore (ICD), può essere riconosciuta e cardiovertita dall’ICD con una scarica elettrica. In ospedale o in ambulanza d’emergenza può essere anche interrotta con la somministrazione di farmaci antiaritmici per via endovenosa e/o con Cardioversione elettrica esterna (DAE)
In alcuni casi la TVS può anche avere una frequenza più lenta (130-150 battiti al minuto) ed essere ben tollerata per alcune ore. Può cessare sia con farmaci antiaritmici per via endovenosa che con la Cardioversione elettrica. In questi casi l’ICD non può intervenire perché la sua frequenza cardiaca è troppo bassa per essere riconosciuta.
L’ablazione della TVS è una procedura complessa, che nei pazienti con Cardiomiopatia si consiglia di eseguire in Centri d’eccellenza con grande esperienza e tecnologia avanzata.










