Oltre 150 cardiologi alla 2° Masterclass sulla Cardiomiopatia Ipertrofica

Intervista al professor Maurizio Pieroni
Si è tenuta a Firenze dall’11 al 13 novembre 2025 la seconda edizione della Masterclass sulla Cardiomiopatia Ipertrofica Ostruttiva. Assieme alla trentina di relatori erano presenti oltre 150 cardiologi provenienti da tutta Italia. A organizzarla i professori Iacopo Olivotto, Francesco Cappelli e Maurizio Pieroni, Presidente del Comitato Scientifico di AICARM APS, che in questa intervista trae un bilancio dell’iniziativa. Al centro della masterclass la svolta rappresentata dai nuovi farmaci che potrebbero cambiare la storia di questa malattia.

di Francesca Conti

"La

Professor Pieroni, ci può raccontare com’è nata questa seconda edizione della Masterclass sulla Cardiomiopatia Ipertrofica Ostruttiva che si è tenuta a Firenze dall’11 al 13 novembre?

Questo è un momento di grande fermento nel settore delle cardiomiopatie e in particolare per quello che riguarda la cardiomiopatia ipertrofica perché dopo tanti anni di ricerche e di studio oltre che di cura di questi pazienti oggi abbiamo a disposizione dei farmaci specifici che sono gli inibitori della miosina. Sono dei farmaci che agiscono proprio sul meccanismo della malattia, sul meccanismo molecolare a livello della cellula cardiaca e quindi sono dei farmaci molto importanti che si sono rivelati molto efficaci e che probabilmente cambieranno la storia di questa malattia. Per questo motivo il Professor Olivotto, Professor Cappelli e io abbiamo organizzato col supporto di Bristol Myers Squibb questa seconda masterclass che è proprio stata disegnata per riunire tutti gli esperti di cardiomiopatia ipertrofica italiani e discutere sull’imminente arrivo di questi farmaci, sul loro utilizzo che in parte abbiamo già sperimentato durante i trial. Abbiamo avuto una trentina di relatori e circa 150 cardiologi esperti di cardiomiopatia ipertrofica da tutta Italia, quindi è stato un evento molto grande con uno sforzo anche importante di Bristol Myers Squibb che ovviamente ringraziamo perché con il loro supporto abbiamo potuto realizzare qualcosa che non avremmo potuto fare da soli come Università di Firenze.

Abbiamo avuto una trentina di relatori e circa 150 cardiologi esperti di cardiomiopatia ipertrofica da tutta Italia

Come si è articolata la masterclass?

La masterclass è stata organizzata con una prima giornata internazionale con esperti anche di altri paesi europei, in particolare il Professor Perry Elliott da Londra e il Professor Roberto Barriales da La Coruña in rappresentanza di centri  che hanno partecipato ai trial, così come Firenze. Quindi la prima giornata è stata proprio di livello internazionale con interventi di questi esperti ai quali  tutti i medici dei centri italiani presenti  hanno potuto rivolgere direttamente domande o discutere con loro di eventuali punti poco chiari o curiosità. Nelle successive giornate ci sono state altre relazioni molto importanti sia sulla cardiomiopatia ipertrofica sia su questi nuovi farmaci ma anche sulle terapie che abbiamo usato finora come per esempio la chirurgia, o i farmaci che abbiamo usato finora, nell’ottica di come cambieranno queste terapie quando saranno disponibili questi inibitori della miosina.

Ci sono state anche sessioni più pratiche?

Ovviamente ci sono state anche delle sessioni pratiche, in particolare una sessione di genetica dove veniva spiegata l’utilità e l’utilizzo del test genetico in questi pazienti e nelle loro famiglie, quindi è stato discusso tra medici come è meglio utilizzare il test genetico, cosa aspettarsi e come gestire i risultati dell’esame genetico nel paziente con cardiomiopatia ipertrofica. C’è stato un workshop sulla parte di imaging quindi di ecocardiografia e risonanza magnetica che sono gli esami che noi usiamo non solo per fare la diagnosi ma anche per monitorare l’efficacia delle terapie e l’evoluzione della cardiomiopatia. Un altro workshop dedicato proprio alle terapie, sulle prime esperienze con questi nuovi farmaci e su come gestirli in aggiunta alle altre terapie, magari diminuendo il loro dosaggio (ad esempio i betabloccanti), oppure addirittura sospendendoli. I partecipanti hanno potuto anche presentare alcuni problemi dei loro pazienti che sono stati discussi collegialmente.

Sessioni pratiche intense e concrete: genetica e utilità del test genetico, imaging con eco e risonanza, un workshop sulle nuove terapie e sulla gestione dei dosaggi. I partecipanti hanno condiviso casi reali, discussi insieme in modo collegiale.

Un aspetto molto interessante è stato il coinvolgimento diretto dei pazienti, vero?

Nella sezione pratica di imaging erano presenti anche due pazienti che stanno ricevendo i nuovi farmaci che si sono prestati alla valutazione ecocardiografica da parte dei medici partecipanti e che hanno raccontato la loro esperienza con queste terapie e l’impatto che queste hanno avuto sulla loro qualità di vita. Sono stati dei momenti molto interessanti perché sentire dalla voce dei pazienti l’efficacia di un farmaco vale molto di più che leggerlo in uno studio o in un articolo. Abbiamo avuto ringraziamenti da tutti coloro che hanno partecipato per l’importanza e per l’utilità di questo evento invitandoci a ripeterlo anche l’anno prossimo.

Questa era la seconda masterclass, qual è stata la differenza rispetto prima?

La prima era precedente alla possibilità di disporre questi farmaci ed era finalizzata in modo particolare alla diagnosi della cardiomiopatia ipertrofica, per capire insieme agli altri centri quale sia l’approccio migliore, quali sono gli esami da fare, in che modo vanno fatti tutti gli esami diagnostici per arrivare ad una diagnosi precisa. Potremmo definire la prima masterclass preparatoria, se vogliamo dire così, a questa.

Per chi non mastica il gergo medico, qual è la differenza tra una masterclass e un convegno tradizionale?

Le masterclass in genere, come dice il termine “master”, sono degli eventi ai quali partecipano medici che sono già esperti della malattia, quindi è una super specializzazione che non prevede un vero rapporto insegnante-discente ma è proprio un confronto dove ci sono poi i super esperti che hanno più esperienza, non più conoscenza direi ma più esperienza, che possono dare consigli. C’è un maggior valore anche pratico dell’applicazione della medicina perché si va proprio a discutere non dico dei singoli casi ma proprio di cose vissute nella pratica clinica e sulle quali può chiedere ‘consiglio’ a chi ha più esperienza. È proprio uno scambio molto utile, è per questo che ci viene chiesto di farne ancora.

Le masterclass sono un confronto tra medici già esperti della malattia: non un rapporto docente-discente, ma uno scambio tra professionisti dove chi ha più esperienza offre consigli pratici basati sulla clinica reale.

Che ruolo hanno le associazioni di pazienti come AICARM in eventi di questo tipo?

Hanno un ruolo fondamentale ed il Prof. Cecchi lo ha spiegato chiaramente, presentando tutte le iniziative messe in atto nei sei anni di vita di Aicarm.  AICARM è veramente di un valore ineguagliabile perché ha pubblicizzato l’evento tra i medici che sono associati ad AICARM ma soprattutto, nel tempo, ha sensibilizzato i pazienti, anche grazie ai corsi per pazienti esperti, a portare le esperienze dei pazienti all’attenzione del mondo medico: sentire da un paziente che non riusciva prima a fare le scale come oggi riesce ad andare in bicicletta è una prova importante per indirizzare la nostra attività clinica e di ricerca.