Ci racconta la storia di sua figlia Marianna?
Praticamente subito, dopo un cambio iniziale di terapia, hanno parlato dell’impianto del defibrillatore sottocutaneo. La nostra reazione non è stata positiva: Marianna aveva 19-20 anni e nessuno ci aveva mai parlato del rischio di arresto cardiaco e morte improvvisa. La cosa ci ha spaventato molto, soprattutto, mia figlia che, nonostante tutto vive alla grande.
Come è entrata in contatto con AICARM?
Cosa ha imparato dal corso?
Come è proseguito il percorso a Firenze?
E poi cosa è successo?
Com’è stata l’esperienza delle due settimane in ospedale?
Che ruolo ha avuto AICARM per lei?
Marianna pensa di rivolgersi anche a uno psicologo?
Come state adesso?
Io sto come sta Marianna. Lei tutto sommato bene, ha un carattere solido, una forza impressionante. Ha passato due o tre giorni in cui aveva dolore ma adesso che vede che riesce a fare le cose sta reagendo bene, in fondo l’intervento è stato fatto solo martedì scorso. Le dà fastidio, sì, ma ha questa capacità di riorganizzarsi mentalmente. Il suo pensiero è: “L’importante è che io non debba rinunciare alle cose, per me è importante il teatro prima di tutto”. Ha avuto la fortuna di conoscere persone meravigliose che l’hanno accolta subito.










