Un numero crescente di cardiologi si sono dedicati allo studio delle cardiotossicità correlate alle terapie oncologiche. L’obiettivo è quello di far sì che anche il paziente cardiopatico, affetto da una neoplasia, possa usufruire delle migliori terapie oncologiche disponibili. Le prime linee guida cardio-oncologiche sono state pubblicate della Società Europea di Cardiologia nell’agosto del 2022. Ne parliamo con il Dott. Fabio Turazza, cardiologo che da anni studia gli effetti sul cuore delle terapie oncologiche.
del Prof. Franco Cecchi, Presidente AICARM

Che cos’è la cardio-oncologia?
Negli ultimi 40 anni, le terapie contro il cancro sono diventate sempre più efficaci e personalizzate. Da tempo era noto che in alcuni pazienti oncologici, farmaci chemioterapici come ad esempio le antracicline (AC), ancora oggi fra i farmaci più utilizzati e molto efficaci in numerosi tipi di cancro, dalla mammella alle leucemie, potevano determinare la comparsa di quadri di cardiomiopatia, spesso dilatativa, molto severa, anche a distanza di anni dalla loro somministrazione. Ben presto ci si rese conto che questa cardiotossicità delle AC era dipendente dalla dose somministrata (anche se in alcuni soggetti compariva per dosi relativamente basse) e che soprattutto non era reversibile con la sospensione del trattamento.
Anche la radioterapia (RT) con irradiazione che coinvolgeva anche il cuore, come ad esempio nei linfomi toracici, poteva determinare danni cardiovascolari precoci e soprattutto a lungo termine con la comparsa di quadri di cardiomiopatia e cardiopatia ischemica giovanile.
La cardio-oncologia nasce dunque con l’obiettivo di monitorare i pazienti trattati, di studiare i meccanismi della cardiotossicità da chemioterapici e RT, nella speranza di prevenirne la comparsa ed effettuare terapie adeguate.
“La cardio-oncologia nasce con l’obiettivo di monitorare i pazienti trattati e prevenire la cardiotossicità da terapie oncologiche.”
Un numero crescente di cardiologi si sono dedicati allo studio delle cardiotossicità correlate alle terapie oncologiche ed a permettere inoltre che anche il paziente cardiopatico, che ha la sfortuna di sviluppare una neoplasia, possa usufruire delle migliori terapie oncologiche disponibili. Tutto questo è stato certificato dalle prime linee guida cardio-oncologiche, pubblicate della Società Europea di Cardiologia nell’agosto del 2022. (nota)
Anche se la chemioterapia resta uno dei pilastri della terapia del cancro, oggi sono disponibili farmaci innovativi, più selettivi contro alcune caratteristiche molecolari dei tumori (terapie a bersaglio molecolare), che li rendono più sensibili all’azione dei farmaci specifici. Altre terapie sono in grado di orientare e stimolare il sistema immunitario del paziente a reagire e ad eliminare le cellule neoplastiche (immunoterapia). Tutto questo, unitamente ai progressi della radioterapia e della chirurgia oncologica, rende possibile la guarigione di oltre il 50% dei pazienti oncologici e la cura, con sopravvivenze anche molto lunghe, di pazienti con malattia oncologica avanzata.
Il numero di pazienti che vengono considerati guariti dal cancro o nei quali la malattia oncologica viene “cronicizzata” dalle terapie oggi disponibili, è quindi in crescita in tutto il mondo.
Perché la cardio-oncologia deve interessare anche tutti i pazienti cardiopatici?
In molti pazienti oncologici lungo-sopravviventi, la comparsa di cardiotossicità correlata ai trattamenti oncologici e di malattie cardiovascolari (MCV) legate al progredire dell’età, rende necessaria una valutazione personalizzata dei meccanismi causativi, al fine di prevenire eventuali complicanze e trattarle in modo adeguato.
Oggi uno degli obiettivi principali della cardio-oncologia è proprio quella di assicurare a tutti i pazienti che si ammalano di cancro, anche in presenza di cardiopatia o cardiomiopatia preesistente, le migliori terapie oncologiche disponibili. In questo caso il cardio-oncologo dovrà affiancare l’oncologo dall’inizio del percorso terapeutico.
“Anche il paziente cardiopatico o cardiomiopatico deve poter accedere alle migliori terapie oncologiche disponibili.”
Quali sono i rapporti (bidirezionali) fra cancro e malattie cardiovascolari? I risultati inattesi della ricerca in cardio-oncologia?
Lo studio approfondito dei meccanismi della cardiotossicità di numerose terapie oncologiche ha riservato molte sorprese ed ha permesso di capire che malattie cardiovascolari e cancro sono in realtà legate da fattori di rischio condivisi e meccanismi fisiopatologici in parte sovrapponibili. E’ stata raggiunta una crescente consapevolezza che cancro e malattie cardiovascolari riconoscono origini comuni, da abitudini e stili di vita con fattori di rischio condivisi, fra i quali il più noto è il fumo di sigaretta oltre alla sedentarietà, l’obesità e l’abuso di alcool. Possono inoltre riconoscere modalità di trasmissione genetica familiare simile, ovviamente con il coinvolgimento di geni diversi. Più raramente, ad esempio le mutazioni genetiche del sistema RAS (“rasopatie” ), possono determinare forme di Cardiomiopatia, ed anche forme diverse di neoplasia.
“Malattie cardiovascolari e cancro sono in realtà legate da fattori di rischio condivisi e meccanismi fisiopatologici in parte sovrapponibili”
Cardio-oncologia 2025: compiti
Operare una accurata valutazione del rischio cardiologico di tutti i pazienti oncologici che si accingono ad avviare terapie anti-tumorali (chemioterapia, radioterapia, terapie a bersaglio molecolare o immunoterapie, spesso variamente associate), in modo da identificare quelli a rischio intermedio o elevato, come i pazienti con preesistente cardiopatia o cardiomiopatia.
Per tutti costoro andranno disegnate strategie di follow-up dedicate e piani di monitoraggio più stretto, in modo da essere in grado di cogliere precocemente eventuali segni di cardiotossicità ed essere in grado di intervenire tempestivamente, con l’obiettivo ultimo non già di sospendere “per tempo” le terapie oncologiche ma di proseguirle con l’eventuale ricorso a farmaci in grado di esercitare la necessaria “cardioprotezione”. Nei pazienti a rischio molto elevato, via via che vengono identificate e si rendono disponibili, potranno essere utilizzate terapie preventive della cardiotossicità, avendo sempre bene in mente l’obiettivo principale che è quello di assicurare a tutti i pazienti oncologici i migliori trattamenti disponibili anche in presenza di un profilo di rischio elevato.
E’ molto importante sottolineare che la prevenzione cardiovascolare (corretto stile di vita, controllo dei fattori rischio convenzionali, quali ipertensione, diabete, dislipidemia, fumo, sedentarietà e di quelli emergenti come obesità e infiammazione), è in realtà anche prevenzione oncologica. Naturalmente questo è ancor più importante per i pazienti cardiopatici , con una prevenzione oncologica che potrà essere mirata), in base anche alla loro eventuale familiarità (es. utero, mammella, prostata, colon, cute, etc).
Fabio Turazza è un cardiologo che ha maturato una lunga esperienza al Centro De Gasperis dell’Ospedale Niguarda di Milano nel gruppo Cardiomiopatie e Trapianto Cardiaco, come Responsabile del Day Hospital e dell’Ambulatorio dedicati oltre ad essere consulente cardiologo dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano. Dal 2018 al 2023 ha diretto la Cardiologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dove si è dedicato allo studio e alla cura delle cardiotossicità da terapie oncologiche e dei pazienti oncologici con coesistente cardiopatia.
Bibliografia e Note
2022 ESC Guidelines on cardio-oncology developed in collaboration with the European Hematology Association (EHA), the European Society for Therapeutic Radiology and Oncology (ESTRO) and the International Cardio-Oncology Society (IC-OS): Developed by the task force on cardio-oncology of the European Society of Cardiology (ESC). Alexander R Lyon, et al.
(Nota) Cardiovascular disease in adult cancer survivors: a challenge for all cardiologists (and others)
FM Turazza, in press, Giornale Italiano di Cardiologia 2025







